
Più si dà a Dio, più egli si dà a noi.

Un’anima che discute sul proprio io, che si preoccupa delle sue sensibilità, che insegue un pensiero inutile o un qualsiasi desiderio, disperde le sue forze : la sua lira non vibra all’unisono e il Maestro, quando la tocca non può farne uscire armonie divine.

L’anima più debole, perfino la più colpevole, è quella che ha più motivi per sperare e che l’atto che essa compie per dimenticarsi e gettarsi nelle braccia di Dio lo glorifica e lo riempie di gioia più di tutti i ripiegamenti su se stessa e ogni altro esame.

O Madre del Verbo, oh, svelami il mistero !
Dall’istante dell’Incarnazione,
dimmi, come passasti sulla terra
seppellita nell’adorazione.

L’anima che vuole servire Dio notte e giorno nel suo tempio, cioè in questo santuario interiore di cui parla san Paolo quando dice : « È santo il tempio di Dio che siete voi », quest’anima deve essere risoluta a prendere parte effettivamente alla passione del suo Maestro.

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